Culatello of Zibello (D.O.P.)
Il Culatello è uno dei salumi più nobili della norcineria italiana, per la tecnica di lavorazione, lunga e delicatissima, perché viene prodotto con la parte più pregiata del suino, la noce della coscia e per la sua rarità.
Sarà la stagionatura, con l'aiuto del clima di queste zone, a regalare il vero Culatello di Zibello, arricchendolo di sapori unici e inconfondibili.
La zona di produzione, infatti, è caratterizzata da inverni freddi, lunghi e nebbiosi con estati torride ed assolate: la giusta alternanza di periodi secchi e umidi consente la lente maturazione dei salumi, durante la quale si sviluppano gli inconfondibili profumi e sapori che hanno reso celebre nel mondo il Culatello di Zibello DOP.
Si narra che già nel 1332, al banchetto di nozze di Andrea dei Conti Rossi e Giovanna dei Conti San Vitale, si facessero apprezzare alcuni Culatelli, recati in dono agli sposi; e che, più avanti, i Pallavicino avessero offerto omaggi di Culatello a Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano. A tutela della qualità e della tipicità del Culatello è stato creato il Consorzio del Culatello di Zibello che garantisce la lavorazione antica e artigianale e la provenienza da quella fascia di terra che corre lungo il fiume Pò, che comprende i Comuni di Busseto, Polesine Parmense, Soragna, Roccabianca, San Secondo, Sissa e appunto Zibello.
In conclusione si può affermare che il Culatello sia il capololavoro indiscusso e prodotto inimitabile della gastronomia parmense.
Curisità storiche: "la testimonianza di Gabriele d'Annunzio"
A conferma del pregio indiscusso di cui il Culatello gode pubblichiamo la testimonianza di Gabriele d'Annunzio, nella lettera che il poeta scrisse nel consueto stile imaginifico, all'amico parmigiano Renato Brozzi, scultore e suo animaliere:
"Carissimo Brozzi, ti farò sorridere. Io sono un cupidissimo amatore del parmense culatello (con una "T" o con due?). Esausto dalla malinconia operosa, dinaanzi sentivo i morsi della fame;e anche mi sentiva la struttura delle costole travagliata come il più fiero dei tuoi pezzi d'argento, e pativo nella bocca dello stomaco il rostro d'una delle tue acquile vendicatrici! Mentre gridavo non senza ferocia: "Subito, subito, subito, tre fette di culat(t)ello!" la donna appariva co' tuoi pacchi preziosi.
Il più grande aveva la forma conica della compatta cosa di fibra rossa salata.O Fratelmo, l'allucinazione della fame m'ha strappato un grido di riconoscenza e di felicità: "Brozzi! Un culatello! Ecome ci ha pensato?..."
Pongo le mani sul pacco e sento il becco eroico dell'aquila... Ti confesso che per un così bello e potente raggio di arte vera, ho dimenticato la delizia golosa. La donna di servizio la Mila, potrà testimoniarti l'esattezza del mio racconto. Interrogala.Fin d'ora ti son grato del profondo pasto che porti al mio spirito... Perdona al delirio del Famelico in bellezza".
E nel "post scriptum" di un'altra lettera, lo stesso d'Annunzio così si rivolgeva al Brozzi con queste espressioni:
"Grazie per quella coscia salata e rossa compatta porcina che senza pudore chiami " culatello ". "E' una bella materia direbbe il Francia e io consento con lui".
Baldassarre Molossi; "la cucina parmigiana", Artegrafica Silva, Parma
